PROGETTO DI TELERILEVAMENTO

GREEN PARK MONTELUNGO

      Nel 2010 furono stanziati  dalla Regione Siciliana per la Città di Gela 5 milioni di euro di finanziamento per approntare il Museo della navigazione greca. Fondi andati miseramente perduti per un’opera mai realizzata.

Il mare di Gela in questi ultimi anni ha restituito relitti di navi greche fra le più antiche del Mediterraneo.  Oggi si  conoscono almeno tre relitti ma si stima che nel mare di Gela ce ne siano centinaia.

Il mare di Gela, continua a rivelarsi uno scrigno di straordinari tesori archeologici. L’ultimo relitto navale greco di Gela scoperto è il più antico di tutta la Sicilia. Sulla base dei materiali recuperati, l’imbarcazione risalirebbe alla prima metà del VI secolo a.C. Datazione che la fa risultare di 60 anni più vecchia della famosa nave arcaica recuperata nel 2008 nelle acque gelesi e restaurata in Inghilterra. Il Soprintendente del Mare della Regione Sicilia, Sebastiano Tusa, dichiarò allora  che “questi beni dimostrano come l’area di contrada Bulala di Gela sia ricca di giacimenti archeologici” e che ci troviamo di fronte a “tasselli di storia dai quali emerge una Gela ricca, una città da cui transitava mercanzia pregiata.” Lo studioso ipotizzava che probabilmente nella attuale località di Bulala ci fosse lo scalo marittimo dell’antica Gela: uno fra i primi insediamenti greci in Sicilia, una potentissima colonia dorica che alla lunga estese il proprio dominio su gran parte dell’isola e che secondo la tradizione sarebbe sorta nel 689 a.C. ad opera di Antifemo ed Eutimo su un precedente insediamento indigeno siculo, in un’area i cui primi insediamenti umani risalgono al V millennio a.C., cioè al periodo Neolitico.

LE NAVI GRECHE DI GELA

- Il primo relitto

Il primo relitto fu rinvenuto nel 1988 da due subacquei su un fondale argilloso e sabbioso a circa 4 m di profondità, a 800 m dalla costa (sempre in località Bulala) e a circa 2 km ad est della foce del fiume Gela. La nave era una nave da carico di grandi dimensioni (21 x 6,50 m), esempio unico al mondo di nave antica costruita con una tecnica particolare: il fasciame della carena era infatti “cucito” con fibre vegetali. Dopo il recupero in mare i resti della nave sono stati restaurati presso il laboratorio specializzato della Mary Rose Archeological Services di Portsmouth in Inghilterra. Secondo la ricostruzione degli studiosi la nave, carica di mercanzie, doveva probabilmente approdare nel porto di Gela. Fu invece sorpresa da una tempesta affondando a poca distanza dall’Emporio di Bosco Littorio. L’imbarcazione, trasportava una considerevole quantità di reperti archeologici, e grazie ad essi si è potuto ricostruire la provenienza.

Molto probabilmente veniva dal Mare Egeo toccando anche il porto di Atene. - Il secondo e il terzo relitto

Il secondo relitto, databile alla fine del V secolo a.C., ma molto più piccolo, giace ancora sui fondali a breve distanza dal primo relitto, ed  è più vicino alla costa. Il suo recupero non è stato ancora effettuato.

 Un terzo relitto, sempre di epoca arcaica, venne rinvenuto vicino la foce del fiume Dirillo sul confine tra le province di Caltanissetta e Ragusa (e tra i comuni di Gela ed Acate). La scoperta è avvenuta per caso durante i lavori di scavo per la posa del gasdotto libico. Il Golfo di Gela quasi certamente, nasconde numerosi altri relitti di varie epoche (greca, romana e bizantina).  

Nel  2010, è stata istituita “L’area marina di tutela archeologica”. In quella occasione il Soprintendente Sebastiano Tusa parlò di “un importante passo avanti verso la reale tutela dei beni archeologici sommersi che non vanno blindati ma difesi e visitati con apposite autorizzazioni”. L’area parte da contrada Bulala e comprende le zone dove sono stati ritrovati i tre relitti di navi greco-arcaiche – qui furono rinvenuti altresì 102 reperti tra anfore, vasellame, pezzi marmorei e oggetti votivi. La zona è stata così sottoposta a severi vincoli e interdizioni come il divieto di balneazione, di pesca, di fermata e di ancoraggio.

Si è parlato in questi anni di un grosso Acquario marino lasciando tutto in mare e non prelevando nessun reperto. Un Museo Marino da potersi visitare in loco al posto del Grande Museo delle Navi Greche.

Noi pensiamo anche ad un grande Polo Scientifico di Alta Qualità, dove i giovani siciliani possono studiare, specializzarsi e lavorare in laboratori di ricerca. In estate si potrebbero organizzare i Summer School di Archeologia subacquea e Archeometria con giovani provenienti da tutta la Sicilia.



                 

Sistema di video controllo

Pensando a reperti che rimangono in sito, sul fondo del mare nella loro originale giacitura, si può pensare ad un sistema di video controllo. Il sistema è importante perchè eviterebbe  depredazioni, ed al contempo permetterebbe al pubblico di ammirarne le caratteristiche direttamente in sito. Si attiverebbe un sistema di telecontrollo basato su quattro telecamere subacquee posizionate intorno al sito e una telecamera esterna situata nei pressi del Parco.

Da queste telecamere le immagini dei fondali con i resti del carico giungerebbero a terra via cavo e da qui, via etere, al Museo del Parco. Il sistema di videocontrollo offre una valida alternativa turistica permettendo anche a chi non si immerge di vedere in diretta il relitto su un grande schermo, comodamente seduto in un museo. Si tratterebbe di esempio di visita virtuale di relitti nella loro giacitura originaria. Le loro eccezionali caratteristiche, lo stato di conservazione eccellente e la loro grandezza ne farebbero certamente un unicum sul piano archeologico e naturalistico, con la straordinaria possibilità di ammirare la biocenosi tipica del Mediterraneo. L’intervento avrebbe inoltre un grosso carattere innovativo sul piano delle metodologie d’intervento, di gestione e di conservazione, e per le tecnologie d’avanguardia impiegate. Novità assoluta sarebbe infine la possibilità di godere delle immagini in diretta su internet, consentendo a chiunque abbia la possibilità di accedere al web la fruizione delle immagini in tempo reale.

 Il sistema di video controllo viene realizzato mediante telecamere digitali ad alta risoluzione scafandrate in custodie subacquee ancorate al fondo e connesse a cavi di alimentazione e di trasmissione dati. I cavi a fibra ottica sarebbero direttamente collegati ad un impianto di trasmissione dati posto su un traliccio di altezza di m 6.50. Il cavidotto sottomarino di collegamento tra la costa e il sito, verrebbe realizzato mediante adagiamento sul fondo, protetto da guaina realizzata con tubo corrugato in polietilene e idonea copertura realizzata con materiali che favoriscono la formazione della flora, per una buona mimetizzazione della stessa. La trasmissione dei segnali video avviene via etere mediante le parabole poste sul traliccio del Parco (trasmettitore) tramite antenna parabolica posta presso il Parco, dove verrebbe allestita una sala per la ricezione e l’elaborazione dei dati e dei segnali video.

Con tale sistema è possibile effettuare il telecontrollo su monitor, con l’ausilio di personale addetto, mentre la tutela e musealizzazione viene  garantita dalla visione diretta delle immagini su schermi al plasma. Inoltre, mediante un server appositamente dedicato, il segnale verrà trasmesso sul web.

Progetti Europei

Da queste esperienze di tecnologie applicate alla tutela, valorizzazione e fruizione dei siti subacquei, potrebbero  ovviamente scaturire altre ricerche che verrebbero finanziate dall’U.E..

 Altra tecnologia è quella del computer subacqueo da polso che, in maniera analoga ai lettori delle audioguide utilizzate nei musei terrestri, legge i segnali emessi da microchip opportunamente innestati sui reperti subacquei. La fruizione dei siti archeologici subacquei avviene tramite un computer. Tutte le informazioni vengono ovviamente trasmesse non per via uditiva ma con la visione diretta di immagini e brevi didascalie sullo schermo del computer da polso, che si attiva al passaggio del subacqueo lungo il percorso durante la sua immersione fornendogli tutte le notizie utili alla visita del sito. Si potrebbe pensare anche a sviluppi tecnologici più avanzati, come per esempio il ricevimento di informazioni sui reperti con una audio guida facilmente applicabile  sulla maschera dei turisti che andrebbero a visitare i siti archeologici di Gela.

Un progetto dunque ad ampio respiro per potenziare e sviluppare dal punto di vista archeologico e naturalistico quel meraviglioso sito che è il GREEN PARK MONTELUNGO.

Francesco Torre

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